Archive for Febbraio 2009
eh si bravi
Uno dice, Apple è avanti. Apple è trend-setter. Il mondo intero copia da Apple.
Poi esce Safari 4.

Sopra: Google Chrome. Sotto: Safari 4 Beta per windows.
Per dovere di cronaca, il primo browser con i tab sopra la barra dell’indirizzo è stato Opera.
where’s my Gmail?
Ieri Gmail è andata in panne per due/tre ore.
Posso confidarvi un segreto? Io non me n’ero neanche accorto.
Ho quest’abitudine così nerd di leggere i messaggi alla vecchia maniera, con un client di posta, che mi sono accorto che gmail via web non funzionava solo dal panico scatenatosi su twitter.
PS: Stanno nascendo discussioni su discussioni sull’argomento, qualcuno sta prendendo in esame come Google calcola i downtime, qualcun’altro si preoccupa della nostra dipendenza dalla tecnologia. Tesori miei, siamo dipendenti anche dall’ossigeno, e se ci asfaltano l’amazzonia facciamo un po’ fatica a sopravvivere. Ma questo non vuol dire che l’ossigeno è il male e dobbiamo cercare un modo per respirare ammoniaca.
pensieri sparsi
È abbastanza singolare come nel giro di una settimana, su uno storico giornale italiano e su una neonata rivista siano comparsi due articoli diametralmente opposti.
Questi adolescenti quando sono a scuola, in casa, quando si trovano con gli adulti non ascoltano. Comunicano solo all’interno del loro universo adolescenziale con mezzi che gli adulti non possono controllare: sms, Internet, chat, YouTube, altre web-tribù. Si incontrano di notte, nelle discoteche e nelle feste. Coi genitori recitano, e questi non sanno nulla della loro vita reale
A volte mi domando se a questi adolescenti non farebbe bene un periodo di moratoria, in cui si chiudano loro YouTube, le chat, le discoteche, si limiti l’uso di Internet e dei cellulari per consentire loro di ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i giornali e i libri. Una moratoria periodica di due mesi l’anno, una cura disintossicante.
Francesco Alberoni – Corriere della Sera
È come quando i primi studiosi dell’industrializzazione cominciarono a segnalare che non era tutto progresso e zang thumb tuum: che c’era l’inquinamento, e lo sfruttamento, e il traffico, eccetera. Bisognava buttare l’acqua sporca ma tenersi il bambino. Niente a che vedere col luddismo ideologico, che pretendeva invece che si potesse tornare indietro a prima delle macchine e che questa fosse la soluzione ai guai del progresso.
In Italia, invece, il dibattito sulla modernità del secondo millennio è spesso in mano a commentatori che non distinguono un post da un commento o un mp3 da un jpeg, che pensano che la cultura mondiale si sia fermata a Montale, e che per andare sul sito di Repubblica aprono Google e scrivono “R-e-p-u-bb- l-i-c-a” nel campo di ricerca.
È come se in Italia ci fosse una separazione priva di senso tra un “mondo di prima” che continua a vivere e funzionare con gli stessi canoni e gli stessi tempi del secolo scorso, e un “mondo di dopo” che non si manifesta più nei contesti del secolo scorso che in Italia non si sono mai evoluti: i giornali, la televisione, la politica. Il primo mondo ha tra i suoi contenuti prevalenti la serata di Miss Italia, gli articoli sulla morsa del gelo e le statuette del presepe, la Commissione di Vigilanza Rai e la paura del nuovo: nelle sue frange più avanzate va su internet per leggere Dagospia su Miss Italia e sulla Vigilanza Rai, o su Facebook perché gli hanno detto che da quelle parti si cucca. È un mondo che ha il mito del passato e che una volta sapeva fare altre cose, e alcune anche bene.
La cosa più formidabile capitata a un paio di generazioni in questo decennio è stata lo scoprirsi, il riconoscersi, e trovare un mondo nuovo a propria misura, senza doverne occupare uno esistente e dovercisi adattare. Se non c’è stato scontro generazionale negli ultimi vent’anni, è perché i nuovi arrivati si sono diretti altrove e hanno lasciato gli altri là dove stavano: bene o male che sia. Ma quel vecchio mondo è sempre più piccolo e stretto.
Colgo l’occasione per spendere due parole sull’edizione italiana di Wired.
Tralasciando l’impaginazione che è qualcosa di spettacolare e raramente visto in una rivista italiana, penso che di una rivista così ci fosse un grande bisogno. Sapere di essere in tanti a vivere in quel famoso “secondo mondo” e di avere qualcosa in più di quelli del primo, lo ammetto, mi ha dato coraggio e fiducia.
senza vergogna
Non ho seguito Sanremo. Forse 10 minuti in tutto.
Ieri pomeriggio ho ascoltato una canzone in radio, in pratica l’unica di tutto il festival. “Sincerità” si chiamava.
Mi son detto. Sarebbe figo che vincesse questa. E infatti.
La canzone di Arisa mi piace. E non me ne vergogno.
irritabilità
Ogni parola detta o scritta mi infastidisce.
Sono irritabile in questi giorni.
Ascolto musica classica per curarmi. E va un po’ meglio.
Just to let you know.
1234567890
In questo momento (le 00:31:30) lo UNIX time, cioè il conteggio dei secondi trascorsi dalla mezzanotte del 1 gennaio 1970, è arrivato a 1234567890.
Tempo da nerd insomma.
Luca Sofri
Perché ormai qualunque modello, qualunque messaggio, qualunque trasmissione di valore, di insegnamento, di esempio, è trattato come tentativo di “imporre agli italiani i parametri” di qualcun altro. Non solo nessuno “accetta lezioni“, ma nessuno è più in grado di ammettere l’esistenza di cose giuste e cose sbagliate, in nome di una politically correctness di destra (ma anche di una sinistra fascista) per cui qualunque proposta di miglioramento delle cose è respinta come “imposizione di parametri”. Tra poco persino le leggi democraticamente votate saranno “imposizione” di un’opinione diversa, sopruso. La Costituzione già lo sta diventando. E dire che esistono modelli e comportamenti migliori di altri è “elitario” e sintomo di pretesa “superiorità morale”. Come la sciocca espressione di piccoli litigi infantili “tu vuoi sempre avere ragione”, che implica che ci sia qualcuno che invece a volte vuole avere torto.
(via wittgenstein)
bah
A prescindere da opinioni personali sull’eutanasia in generale, o sul caso Englaro in particolare, trovo che un decreto legge “ad personam”, fatto con motivo d’urgenza e in poche ore, in un paese in cui spesso sono richiesti 6 mesi per una TAC, sia uno scandalo e una vergogna.







