la morte ai tempi del social network.
ieri sera passeggiavo per Feltre con 3 amici, quando il cellulare ha cominciato a segnalare svariati tweet in arrivo. Controllo e scopro che Michael Jackson pare essere morto.
La prima reazione è quella di una ricerca di una conferma. Apro Opera Mini e controllo ansa.it, che lo da ancora per “ricoverato in ospedale”. Controllo la fonte originale, sovraccarica. Controllo Cnn, sovraccarico.
Su twitter il tam tam continua anche se in molti sono prudenti e cercano conferme mentre i trending topics diventano abbastanza eloquenti. La notizia comincia ad essere ripresa dai giornali online (Repubblica, e qui il discorso del controllo delle fonti da parte dei giornali casca con un tonfo sordo) mentre altri rimangono cauti (LA Times).
Poi tutti cominciano a confermare. La rete è arrivata prima anche stavolta, pur prendendosi il rischio di una notizia non confermata.
A pareggiare il conto e a riportarci con i piedi per terra arrivano un paio di scherzi inutili che danno Jeff Goldblum (e poi Harrison Ford) per morti in un incidente.
Mi pare chiaro che l’informazione in rete debba ancora fare molta strada e che forse si sarebbe bisogno di un senso di responsabilità maggiore da parte di chi ha molto seguito, se non altro per non dare una eco maggiore a “notizie che non lo sono”. Certo è che la strada al momento pare quella giusta.







