Hallgrìmur Helgason.
1637. Già. È come se avessi un calendario al polso. Ogni giorno la storia del genere umano. Cristo nasce a mezzanotte, l’impero romano crolla dopo un festino selvaggio, poi arrivano i vichinghi di primo mattino e cominciano a stuprare prima delle nove. Il telegiornare di mezzogiorno letto da un manoscritto, “grande incendio a Bergtorshvol la notte scorsa”, poi bisogna rimettersi in sesto dopo il pranzo, l’indolenza, la peste, le difficoltà, per svegliarsi nel 1506 a colpi di scalpello di Michelangelo. Il Rinascimento. Shakespeare che scrive di getto, deve consegnare alle quattro e un quarto. La storia del genere umano è una giornata lunghissima. La guerra dei trenta minuti. La guerra dei sei secondi. Una lunga giornata lavorativa. L’orologio segna quasi le sette quando Edison finalmente accende la lampadina. 1900: cena e telegiornale della sera. Siamo arrivati all’ora di cena nella storia del genere umano, anzi c’è chi ha appena finito di mangiare, sazio e riposato, e ha davanti un programma che non finisce mai. Tutti aspettano che scocchino le 2000.







