ssssssh.
Sono in silenzio pre-elettorale. Non sono morto, ancora.
Ah, la compilation in cassetta. Che ricordi. Chi è nato dopo il 1990 non penso sappia cosa voglia dire vivere di musicassette. Questo era il file sharing fino a qualche anno fa. Ce l’hai l’ultimo dei Radiohead? si, ti faccio una cassetta.
E quando ti piaceva una ragazza, tutto timido, facevi la cassettina con un po’ di canzoni che sapevi le sarebbero piaciute. E non era una cosa tanto per fare, come adesso. Fare una cassetta era una questione di tempo, voleva dire che avevi pensato a lei almeno per i 60 minuti che durava la cassetta, se non molto di più. Non era solo lavoro di scelta dei pezzi, era questione di reperirli, che mica c’era Emule eh. E poi era questione di mettersi li e registrare pezzo per pezzo, e calcolarne la durata (a mano, spesso) perchè se non bastava il lato A cominciavi col lato B.
Eran bei tempi.
Penso che anche gli esperti converranno nel dire che questa è la campagna elettorale più noiosa e stupida della storia repubblicana.
Giochi e giochetti, “tu vai in Tv più di me”, “tu sei più indietro nei sondaggi”, “Ora faccio una lista collegata alla mia così ti rompo le palle e prendo più voti”.
Si, insomma, come la blogosfera italiana quando c’era blogbabel.
Vorrei far notare che, nello spazio di tre post, ho descritto la volontà di tornare bambino e la sensazione di sentirsi vecchi.
No. Non credo di avere una crisi di identità, non io, io sono Napoleone.
Avete presente quei pensionati che fermi vicino a un cantiere in strada guardano la gente lavorare?
Quelli che prima cominciano con un cenno della testa a fare “no, no, no, no” e poi sbottano con
” Uè [bestemmia] no se fa mia cusì quel laoro là [bestemmia]“
tradotto: “Hei, non è così che si fa il lavoro che stai facendo.” (notare che la bestemmia in veneto è la punteggiatura)
Beh, da un po’ è così che mi sento. Solo che ancora non sono sbottato, sono alla fase “no, no, no, no”.
Ho un topolino in bagno. Un topolino di quelli vecchi, tipo di dieci e passa anni fa.
E’ li da un secolo, sul davanzale vicino al cesso. La pagine sono ingiallite dal tempo e indurite dall’umidità.
Eppure quando sei li seduto e lo sforzo è con te ed emetti soffici bon bon marroni, ogni storia ti sembra nuova.
Son cose.